Giuseppe, giovane infermiere, racconta la sua esperienza lavorativa con la Cooperativa SAP

Non ha ancora trent’anni Giuseppe Marino, un ragazzone aperto e solare, che ti accoglie con un sorriso dolce sempre stampato sul volto, infondendo a prima vista positività e sicurezza. Lavora come infermiere specializzato a Caltanissetta, in forza alla Cooperativa SAP.

Nonostante la sua giovane età, Giuseppe ha maturato idee molto chiare sulla sua vita e sulla sua professione. Originario di Licata, ha bruciato in fretta tutte le tappe formative necessarie ad assecondare il suo sogno: aiutare gli altri, prendendosene cura. Laureatosi a 25 anni in Infermieristica all’Università di Genova, dopo un anno di apprendistato all’ospedale di Ragusa, è approdato alla Cooperativa due anni e mezzo fa, dove è stato assegnato al servizio di Assistenza Domiciliare Integrata.

Mi occupo di pazienti che presentano un ventaglio ampio di patologie” spiega. “Sotto questo versante il servizio domiciliare ti mette in contatto con situazioni che ti consentono di misurarti con ogni casistica sanitaria: malati oncologici, patologie degenerative gravi o autoimmuni, persone che devono proseguire a casa le cure dopo interventi chirurgici invasivi o degenze ospedaliere lunghe e debilitanti, anziani affetti da malattie croniche e che hanno bisogno di cure continuative e quant’altro. Insomma, si tratta di una tipologia di assistenza molto varia e spesso complessa perché nei territori noi infermieri specializzati svolgiamo un ruolo importante di assistenza di prossimità alle famiglie e insieme ai medici di base con i quali siamo sempre in contatto, costituiamo di fatto il principale e forse più capillare strumento di monitoraggio che la sanità ha a disposizione per monitorare lo stato di salute della popolazione. In genere, ogni giorno svolgo una decina di interventi ai quali normalmente si aggiungono alcune urgenze. Sappiamo che le nostre giornate possono iniziare in un modo ma non abbiamo mai la certezza che finiscano nei tempi previsti. Ma non mi lamento fa parte del mestiere che mi sono scelto“.

“Ogni giorno, grazie all’app che abbiamo in dotazione sul telefono aziendale, ho la possibilità di visualizzare il calendario con tutti gli accessi programmati, le prestazioni da eseguire e tutti i dati del PAI. In generale, cerco di organizzare la mia giornata in modo da andare sempre incontro alle esigenze dei pazienti o dei caregiver. Il programma deve anche tenere conto della tipologia di intervento e delle necessità dei singoli assistiti. Ci sono terapie che è necessario prestare alla mattina, come le fleboclisi, mentre ad esempio le medicazioni possono anche effettuarsi nell’intero corso della giornata.  Il criterio di scelta delle priorità deve tenere conto di tutti i fattori ed essere quindi flessibile, ma al primo posto vanno considerate le richieste e il bene degli assistiti. Non bisogna mai dimenticare che con il servizio domiciliare ci prendiamo cura soprattutto di anziani, persone fragili che hanno bisogno di assistenza a 360 gradi e per le quali l’intervento non si esaurisce nei quaranta minuti di assistenza previsti dal protocollo”.

Noi infermieri dei servizi domiciliari siamo un punto di riferimento per le persone che assistiamo ed una volta che si è instaurato con loro un clima di fiducia reciproca diventiamo parte della loro famiglia”, prosegue il giovane infermiere.  “La fiducia con l’assistito è un sentimento importante che mi aiuta nel lavoro e che cerco di alimentare continuamente attraverso l’ascolto e l’empatia. Così ai loro occhi non sono solo il professionista che li fa stare meglio, ma divento quasi un nuovo nipote al quale si possono confidare tranquillamente tutti sentimenti e gli stati d’animo della giornata. Entro a far parte della famiglia. Questo è molto importante perché a partire da un buon rapporto si possono ottenere grandi successi nelle terapie. Un altro elemento importante è quello di mantenere alto il livello di comunicazione e di informazione. Un assistito che conosce la propria malattia e ha consapevolezza delle cure che gli vengono prestate è messo in condizione di partecipare attivamente alla sua stessa guarigione. Ad esempio, io tendo sempre a responsabilizzare gli assistiti, spiegandogli minuziosamente ogni dettaglio del mio intervento e laddove possibile anche condividendo la stessa azione terapeutica con i familiari”.

Anche nel pieno dell’emergenza da Covid-19 l’assistenza domiciliare ha continuato ad essere garantita. I professionisti di SAP non hanno voluto lasciare sole le famiglie in un momento così difficile. “Con il Coronavirus il nostro lavoro è stato impostato in maniera diversa”, afferma Giuseppe. “Soprattutto quando interveniamo in contesti operativi in cui c’è il sospetto che il paziente possa essere stato contagiato: dobbiamo prestare attenzione su ogni azione o gesto che compiamo perché anche togliersi un guanto in maniera non corretta o in un luogo non sicuro può compromettere la situazione”.

“Bisogna essere sempre lucidi mentalmente e non perdere mai la concentrazione su ciò che si sta facendo, ne va della vita dei nostri assistiti. Per questo abbiamo adottato ogni precauzione possibile, non solo indossando i dispositivi di protezione individuale come le mascherine, i guanti, i camici e le sovrascarpe (forniti sia dall’ASP che dalla Cooperativa) ma modificando le modalità operative e le stesse azioni nei confronti dei pazienti per rendere sicuro ogni aspetto dell’intervento, sia per noi che per loro e consentire di svolgere ugualmente tutti i compiti assegnati dal piano terapeutico individuale”.