Il racconto di Mirko, infermiere della Cooperativa SAP: “Cerco sempre di mettermi nei panni del paziente e di capire le sue necessità”

“È poco più di un anno che faccio parte della Cooperativa SAP qui a Caltanissetta. Fin dall’inizio mi sono trovato bene. Lavoro con persone preparate, disponibili e collaborative che sanno gestire bene il servizio. La struttura è molto rapida nella tempistica di attivazione e di presa in carico dei pazienti. Anche con i colleghi, qualsiasi difficoltà o contrattempo mi sia capitato, ho trovato disponibilità da parte loro a darmi consigli e ad aiutarmi. C’è un buon clima collaborativo che contribuisce a rendere più efficaci i servizi prestati nelle case degli assistiti”.

Mirko, trent’anni è uno degli infermieri di SAP impegnati nell’assistenza domiciliare integrata a Caltanissetta.

“Mi occupo prevalentemente di persone anziane – spiega – cercando di soddisfare tutti i bisogni assistenziali di natura infermieristica, dalle semplici prestazioni a quelle più complesse, che possono essere svolte direttamente a domicilio. Gli interventi più frequenti ad esempio e che arrecano molto disagio e sofferenze ai pazienti, soprattutto se allettati, riguardano le lesioni da decubito, che spesso hanno bisogno di cure lunghe e impegnative per essere guarite”.

Ma l’intervento di un operatore sanitario nella cura domiciliare non si limita alla prestazione e non si esaurisce con la sua abilità e capacità terapeutica. Entrano in gioco altri fattori che abbracciano anche la sfera psicologica e affettiva degli assistiti, le loro abitudini, i loro convincimenti, come ci racconta Mirko: “Con questo lavoro entri in contatto con tutto il nucleo familiare dell’assistito, soprattutto quando hai una frequenza giornaliera e ne diventi parte. Il mio obiettivo quando entro in casa di un paziente è quello di creare un clima positivo basato sull’ascolto, instaurando innanzitutto una relazione basata sulla fiducia e sulla stima reciproca. Cerco sempre di mettermi nei panni del paziente e di recepire le sue necessità, prevenendo ogni sua richiesta, anche quelle che possono sembrare meno importanti da un punto di vista strettamente terapeutico, ma che per i pazienti rivestono grande importanza. Un consiglio, una buona parola, ascoltare il racconto della loro giornata è importante: ogni piccola attenzione da parte mia può migliorare la qualità della vita per queste persone.”

Mirko è un giovane professionista che ama il suo lavoro. Lo ha scelto per passione e perché “aiutare il prossimo mi gratifica”, rivendica con consapevolezza.

La sua è una storia semplice, comune a molti giovani, che intendono intraprendere la professione di infermiere. Specializzazione e tirocinio al nord e la speranza di tornare a casa presto e mettere su famiglia. Mirko ha vissuto questa esperienza di crescita e formazione a Fermo nelle Marche con Azzurra, la sua fidanzata, con cui ha condiviso passo dopo passo la vita da fuori sede.

Dopo tre anni questo progetto di vita ha cominciato a concretizzarsi e, grazie anche al sostegno dei rispettivi genitori che hanno contribuito alle spese e alle rette universitarie, Mirko e Azzurra si sono laureati a breve distanza uno dall’altra.  Oggi a Caltanissetta lavorano entrambi da infermieri all’interno della Cooperativa e la loro famiglia da quattordici mesi è allietata dalla presenza del loro figlio Francesco.

“In questi mesi difficili ho pensato spesso a mio figlio. La pandemia ci ha fatto tra l’altro riflettere su quali siano le vere priorità per noi e i nostri cari. E al primo posto c’è sicuramente la salvaguardia della salute. Anche con il lockdown il servizio di assistenza domiciliare non si è mai interrotto”, racconta.  “Abbiamo adeguato le nostre modalità d’intervento alla necessità di garantire la massima sicurezza per i nostri assistiti che appartengono ad una fascia a rischio molto alto e abbiamo fornito utili consigli alle famiglie su come comportarsi.  Oltre ai dispositivi di protezione individuale, abbiamo adottato tutte le misure per diminuire al massimo i rischi e devo dire fino ad ora siamo stati molto efficaci, monitorando lo stato di salute degli assistiti attraverso una rapida intervista preventiva prima di procedere con l’assistenza in modo da individuare per tempo ogni possibile situazione critica, sia per i pazienti che per noi operatori”.