Per l’emergenza Coronavirus con il Decreto Rilancio raddoppiano i fondi a disposizione delle ASL nel secondo semestre del 2020

Il Decreto Rilancio emanato dal governo lo scorso 8 aprile per fare fronte con misure straordinarie alla emergenza sanitaria e sociale della pandemia ha destinato 734 milioni di euro aggiuntivi per quest’anno all’assistenza domiciliare integrata (ADI).

In questo modo l’assistenza territoriale per la prima volta diventa il più importante capitolo di spesa che il governo riserva al Fondo sanitario nazionale, come spiega il professor Cristiano Gori, docente presso il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Trento in uno studio pubblicato sul portale ‘I luoghi della cura’.

L’assistenza territoriale riceve quasi il 40% dei 3,25 miliardi di Euro complessivamente dedicati alla sanità, pari a 1,25 miliardi. I restanti stanziamenti sono assegnati ai servizi ospedalieri e a nuovi investimenti sul personale” spiega lo studioso.

“In particolare questo provvedimento mette a disposizione delle ASL nei territori italiani, specificatamente per la medicina di prossimità, 734 milioni aggiuntivi per le cure domiciliari, 332 milioni per gli infermieri di famiglia e di comunità, 72 milioni per implementare il tele-monitoraggio e 61 milioni per le Unità Speciali di Continuità Assistenziale.”

Attualmente il nostro servizio sanitario spende in totale per l’assistenza domiciliare agli over 65, circa 1,5 miliardi con una spesa pro capite diversa da regione a regione: si va dai 67 euro della Campania ai 251 dell’Emilia-Romagna. Si tratta quindi di un incremento notevole di spesa (circa il 48% su scala annua) che concretamente visto che il finanziamento riguarda il secondo semestre consentirà alle ASL regionali di avere dal mese di giugno alla fine dell’anno praticamente un budget raddoppiato a disposizione.

“Le risorse aggiuntive rese disponibili, d’altra parte”, ricorda Gori, “coprono esclusivamente il 2020, coerentemente con la logica dell’emergenza che segna l’intero Decreto; infatti, tutti i nuovi fondi contenuti nel dispositivo riguardano l’anno in corso. Per alcune delle voci dell’assistenza territoriale toccate dal Decreto Rilancio è esclusa la possibilità di un rifinanziamento nel 2021. Per altre, tra le quali gli infermieri di famiglia/comunità e, appunto, l’ADI, lo Stato non stanzia oggi le risorse necessarie ma autorizza le Regioni a ripetere le spese aggiuntive del 2020 anche nel prossimo 2021, confermando la priorità strategia per questa tipologia di finanziamenti”.

“L’auspicio”, sottolinea, “è che l’investimento nell’ADI previsto nel Decreto costituisca il primo passo di un percorso che conduca a rendere strutturale l’incremento di fondi attualmente previsto per il solo 2020”.

Insomma, ci sono tutte le premesse per ripensare le politiche sanitarie in Italia anche per rispondere all’invecchiamento della popolazione e al conseguente incremento di tutte le patologie croniche, indirizzando i finanziamenti verso un potenziamento della medicina territoriale, l’assistenza primaria e la domiciliarità.

[Fonte: secondowelfare.it]